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La lezione harnoncourtiana. Incontro con Luca Pianca

da | Mar 9, 2023 | LEGGI, Persone

Liutista di fama mondiale e Premio svizzero di musica nel 2018, Luca Pianca dirigerà l’Orchestra da camera del Conservatorio della Svizzera italiana il prossimo 31 marzo 2023 alla Chiesa del Collegio Papio di Ascona, con la partecipazione del Coro Clairière diretto da Brunella Clerici. In programma la Cantata “Ach wie flüchtig,ach wie nichtig” e il Concerto Brandeburghese III di Bach e il Concerto per archi RV 114 e il Credo RV 591 di Vivaldi. Tra i più grandi interpreti svizzeri di musica antica, allievo di Nikolaus Harnoncourt, Pianca è co-fondatore della celebre orchestra barocca “Il Giardino Armonico”. L’abbiamo incontrato per conoscere più da vicino la sua storia e il suo progetto con gli studenti del Conservatorio.

Luca Pianca. Com’è iniziata la sua vocazione per la musica? Qual è stato il suo percorso di formazione?
Ho iniziato studiando la chitarra classica. Anzi, prima ancora, il rock’n roll, che alla fine degli anni ‘60 era di una qualità altissima. I miei primi maestri sono stati Hendrix, Page, Beck. È stata un’ottima scuola, perché imitare i loro fraseggi mi ha permesso di formare un orecchio particolarmente attento. Naturalmente, dopo è venuto il percorso di studi, coronato dalla frequentazione della classe di Nikolaus Harnoncourt presso il Mozarteum di Salisburgo, che mi ha dato un bagaglio molto importante per affrontare il repertorio che più mi piaceva, quello della musica antica.

Un ambito in cui ha costruito una carriera straordinaria.
Aver collaborato con Harnoncourt tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 è stato molto importante, perché lui era un direttore molto in vista a quell’epoca. Lavorare con Harnoncourt significava avere una sorta di “label” di qualità. In quegli anni, chi aveva la voglia di fare un lavoro importante aveva tutto lo spazio. Infatti, subito dopo è nato Il Giardino Armonico, che per almeno un anno è stato un ensemble di sperimentazione, cioè di prove continue. Settimane e settimane, mesi di prove senza concerti per creare quello stile che poi è diventato scuola.

Gli anni ’70-’80 sono stati cruciali per un cambiamento nelle abitudini di ascolto che ha portato a comprendere le peculiarità dei diversi periodi storici. In questo, Nikolaus Harnoncourt è stata una figura assolutamente centrale

Che cosa ci può raccontare del suo maestro?
Harnoncourt era un professore formidabile. Il suo approccio pedagogico era quello di scegliere un tema, ammettiamo “L’incoronazione di Poppea”, e poi per sei mesi sviscerare tutto il sistema compositivo di Monteverdi, il suo modo di usare le figure retoriche, il suo modo di usare certi pattern musicali per rappresentare certe idee, e così via. Finita la Poppea, si passava alla “Johannes-Passion” di Bach, e per altri sei mesi era la “Johannes-Passion” a tenere banco. Questo andare in profondità estrema, fino al dettaglio più piccolo della composizione, è stato fondamentale per imparare ad analizzare la musica e naturalmente per poi applicare tutte le regole che ne scaturivano.

Dal suo punto di vista, come si è sviluppato il mondo della musica antica e questa capacità di leggere ed eseguire nella maniera possibilmente più autentica la musica antica, negli ultimi quarant’anni?
Nella seconda metà del Novecento si è teso a presentare tutta la musica alla stessa maniera: stesso tipo di vibrato, di fraseggio, di pesantezza ritmica, cioè di non libertà nell’esecuzione, ma di una presunta fedeltà al testo. Gli anni ’70-’80 sono stati cruciali per un cambiamento nelle abitudini di ascolto che ha portato a comprendere le peculiarità dei diversi periodi storici. In questo, Nikolaus Harnoncourt è stata una figura assolutamente centrale.

Dopo gli studi con Harnoncourt, nel 1985 ha fondato “Il Giardino Armonico”.
Il nostro obiettivo era una leggibilità nuova al repertorio italiano che ci sembrava ancora incompreso o letto in modo superficiale. Intendevamo costruire un sistema di lettura di questa musica e abbiamo messo a punto il “suono del Giardino”, un modo di fraseggiare che, naturalmente, ha anche moltissima influenza harnoncourtiana. I dischi de Il Giardino Armonico sono diventati una sorta di paradigma per la generazione successiva e questo naturalmente è piacevole da notare. Però non è bello vedere che non ci sia stata più l’intenzione di andare oltre la nostra ricerca. E ancora oggi, devo dire, sento poche idee nuove interessanti.

Qual è il motivo secondo lei?
Oggi si tende a fare le cose in modo molto veloce e questo si riflette anche nell’interpretazione. Sono stati isolati solo alcuni elementi che hanno più presa, e sono stati esasperati senza considerare che invece il lavoro de Il Giardino è stato un lavoro a tanti livelli diversi.

Il prossimo 31 marzo 2023 dirigerà la nostra Orchestra da camera che, con il Coro Clairière diretto da Brunella Clerici, eseguirà la Cantata di Bach “Ach wie flüchtig,ach wie nichtig”. Ricordo che nel 2008 ha fondato l’Ensemble Claudiana con l’obiettivo di eseguire in modo integrale le Cantate di Bach. Vuole parlarcene?
Tra il 2008 e la pandemia abbiamo eseguito 120 cantate di Bach, sulle 200 che ha scritto complessivamente. Speriamo di poter completare questo progetto, perché è veramente eccezionale. Ho la possibilità di raggruppare persone di fiducia e che stimo moltissimo, con cui riesco a ottenere un bel risultato e questo è molto importante per me, perché Bach è un autore che bisogna toccare solo quando si è in grado di farlo. Non sopporta letture mediocri e necessita di strumenti a lui congeniali per suonare bene.

Che cosa significa per lei sviluppare un lavoro con gli studenti?
In Conservatorio ho sempre trovato studenti molto ricettivi. È la prima volta che dirigo l’orchestra e so che punterò tutto sull’artigianato musicale, cioè sull’utilizzo dell’articolazione, dei colpi d’arco, in modo da rispettare il più possibile il linguaggio della musica barocca. Punterò sui contrasti, sulle dinamiche, sul fatto di suonare sempre partecipando alla cosa. Cercherò di coinvolgere gli studenti il più possibile in queste esecuzioni, cercherò di evitare quell’aspetto di routine d’orchestra che alle volte può presentarsi, che è il primo nemico di una buona interpretazione. Perché una buona interpretazione è fatta, essenzialmente, di molta energia.

Coro Clairière | Orchestra da camera CSI | Luca Pianca

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