È partito nel 2025 e sta per concludersi il primo ciclo del nuovo programma per dottorandi in visita del Conservatorio della Svizzera italiana. Si tratta di un periodo di ricerca e studio della durata di uno o due semestri che la Scuola Universitaria di Musica offre a dottorandi immatricolati in altre università o conservatori, sia in Svizzera che all’estero. L’occasione è nata in risposta all’esigenza, da parte di alcune istituzioni italiane, di permettere ai propri dottorandi di soddisfare uno dei requisiti per il completamento del proprio percorso di studio, che prevede appunto un periodo di studio all’estero. Tre le istituzioni coinvolte nel 2025: il Conservatorio di Musica di Terni, il Conservatorio di Musica di Piacenza, la Libera Università di Bolzano; per il 2026 sono previste collaborazioni con il conservatorio di Torino e l’Università di Padova.
Il programma ha permesso di valorizzare ulteriormente le risorse della ricerca attraverso un lavoro di supervisione che si concentra su alcuni selezionati programmi di dottorato. I temi spaziano dalla valorizzazione di patrimoni archivistici musicali presenti sul territorio, come il fondo Leydi (conservato presso il Centro di dialettologia e di etnografia di Bellinzona) o il fondo Coral (conservato presso la biblioteca del nostro Conservatorio), alle pratiche compositive contemporanee, passando per gli aspetti dell’interpretazione e della didattica musicale.
Allo scopo di fornire ai dottorandi la possibilità di presentare il proprio lavoro e confrontarsi con colleghi e pubblico, sono stati lanciati anche i Colloqui dottorali; il primo appuntamento è previsto il 26 febbraio alle 19 nell’Aula Magna del CSI, con due interventi: Maria Bocelli, dottoranda presso il Conservatorio “G. Briccialdi” di Terni, e Giorgia Scartezzini, dottoranda presso la Libera Università di Bolzano.
Tematismi umbri di tradizione orale: costruzione di percorsi analitici e comparativi
Maria Bocelli, Conservatorio “G. Briccialdi” di Terni
“Roberto Leydi, nella sua carriera di etnomusicologo, ha raccolto una notevole
quantità di documenti e registrazioni sul campo relativi soprattutto alla musica popolare italiana. Una parte consistente è conservata presso il Centro di Dialettologia e di Etnografia di Bellinzona, imprescindibile bacino di informazioni per chiunque si interessi di ricerca etnomusicologica.
Anche per la ricerca dottorale che sto conducendo, che ha come tema la musica vocale di tradizione orale umbra, il Fondo Roberto Leydi si è rivelato una fonte estremamente interessante, in particolare per verificare la tesi, avanzata da Leydi, di un probabile collegamento tra i canti bivocali presenti sul versante adriatico dell’Italia Centrale e il discanto medievale. Il semestre che ho trascorso come ospite in Canton Ticino mi ha dato la possibilità di entrare nel vivo dell’analisi, a partire dalla messa a punto di uno strumento di analisi comparativa, guidata dal Prof. Diego Fratelli, docente di musica antica del Conservatorio della Svizzera Italiana, e dal Dott. Andrea A Marca, responsabile del Fondo. Sono emerse ricorrenze strutturali interessanti per quanto riguarda la linea melodica di un gruppo di canti genericamente denominati “del lavoro”, e scelte di ornamentazione che, seppur in modo non sistematico, richiamano soluzioni adottate nel repertorio vocale medievale e rinascimentale.
L’esperienza di ricerca in collaborazione con il Conservatorio della Svizzera italiana è stata estremamente positiva e produttiva. Ho avuto modo di conoscere studenti con percorsi ed esperienze diverse dalla mia, coi quali ho condiviso momenti di lezione e di scambio molto interessanti. Sono entrata in contatto con una realtà – quella della Svizzera Italiana – che ha sicuramente molto da offrire, sia dal punto di vista didattico, sia per quanto riguarda le risorse utili alla ricerca scientifica.
In generale, i punti di forza che hanno reso il mio semestre di ricerca e formazione in Svizzera particolarmente proficuo sono stati l’accesso alle risorse archivistiche e bibliografiche, e il confronto con docenti estremamente aperti al dialogo nonché punti di riferimento per il loro settore disciplinare. Una risorsa imprescindibile per la mia ricerca è stato l’archivio sonoro della Fonoteca Nazionale Svizzera, al quale ho avuto modo di accedere in qualità di dottoranda grazie a un contatto stabilito dal Dipartimento di Ricerca del CSI. Anche il servizio bibliotecario è stato molto efficiente e disponibile a procurare diversi testi, difficilmente reperibili altrimenti”.
Il fondo archivistico di Giampaolo Coral: tra fonti e formazione musicale professionale
Giorgia Scartezzini, Libera Università di Bolzano

“Nel 2025 ha preso avvio un progetto di ricerca dedicato a Giampaolo Coral (Trieste, 1944–2011), compositore italiano il cui archivio musicale è in gran parte conservato presso il Conservatorio della Svizzera italiana a Lugano. Il progetto, condotto nell’ambito di un dottorato di ricerca in Musicologia finanziato dal PNRR presso la Libera Università di Bolzano, supervisionato dal prof. Paolo Somigli e in collaborazione con il Conservatorio di Lugano sotto la supervisione del prof. Massimo Zicari, ha come obiettivo la revisione del catalogo delle opere di Coral, al fine di proporlo per la pubblicazione nei repertori bibliografici e per l’aggiornamento di voci dedicate nei dizionari di musica. Parallelamente, l’iniziativa mira a valorizzare la figura e l’opera di Coral attraverso l’esecuzione di alcune sue composizioni ed il coinvolgimento attivo di studenti e docenti della Scuola Universitaria di Musica del CSI.
Ritengo che trascorrere un semestre di ricerca al Conservatorio della Svizzera italiana sia un’opportunità estremamente arricchente per il mio percorso di dottorato in Musicologia.
In primo luogo, perché si tratta di un istituto di alta formazione musicale estremamente attrattivo. In esso, peraltro, il Novecento musicale viene ampiamente coltivato, e ciò rende il Conservatorio di Lugano un polo importante per la valorizzazione dei repertori del secolo scorso e della musica contemporanea, che sono di grande interesse per la mia ricerca dottorale. E proprio qui, nella Biblioteca, è conservato l’archivio musicale di Giampaolo Coral, compositore ‘ai margini’, che ha vissuto e operato a Trieste a cavallo tra i secoli XX e XXI. L’accesso diretto ai suoi autografi musicali mi permette di ricostruire la sua figura e la sua opera, un primo passo verso la sua ‘riscoperta’ e valorizzazione.
In particolare, sto apprezzando l’ambiente internazionale del Conservatorio, nonché la ricerca in pedagogia e didattica musicale che si svolge nella Scuola Universitaria di Musica, e che integra approcci delle scienze educative e sociali. Questi approcci mi permettono di ampliare i miei orizzonti di ricerca. Ciò che ritengo preziosissimo è infine la possibilità di trovarmi immersa in un ambiente eletto alla formazione musicale professionale: qui posso dialogare direttamente con i musicisti e promuovere il loro dialogo con i manoscritti musicali di Coral. Ridando vita, con le loro esecuzioni, alle partiture musicali conservate nell’archivio, essi diventano protagonisti della trasmissione di questo patrimonio musicale”.




