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“Riduzione del canone: conseguenze pesanti per tutto il settore musicale”

da | Gen 29, 2026 | LEGGI, Politica culturale

L’8 marzo 2026 i cittadini svizzeri saranno chiamati alle urne per votare sull’Iniziativa SSR, che mira a ridurre il canone radiotelevisivo dagli attuali 335 a 200 franchi e ad esentare tutte le imprese dall’obbligo di pagarlo. Il Conservatorio della Svizzera italiana non sostiene l’iniziativa per una riduzione del canone, che comprometterebbe anche il fondamentale ruolo svolto dal servizio pubblico radiotelevisivo nella produzione e promozione musicale. Nel 2024 si era già espresso contro la riduzione meno drastica proposta dal Consiglio federale. Chiariamo i dettagli di questa tematica con Christoph Brenner, direttore generale del CSI.

Direttor Brenner, nel 2024 il Conservatorio, come tanti altri enti pubblici e privati, aveva inviato la sua presa di posizione al Consiglio federale in occasione della procedura di consultazione sulla graduale riduzione del canone per le economie domestiche (da 335 a 300 franchi) e una maggiore esenzione per le piccole imprese.  La posizione del CSI è ancora quella espressa in quell’occasione?

“La posizione che abbiamo espresso allora è ancora più valida oggi, dato che siamo chiamati ad esprimerci su una proposta di riduzione ancora più drastica (200 franchi)”.

Quali le motivazioni che avevate indicato contro una riduzione del canone?

“L’impatto sulla vita culturale – e non solo – della Svizzera italiana sarebbe nefasto e molto più significativo che nelle altre aree linguistiche svizzere. Il Ticino fornisce il 4% del contributo a livello nazionale ma riceve il 20 % delle risorse provenienti dal canone. Questo fa della RSI un elemento indispensabile nella politica regionale, anche in ambito culturale. Inoltre, abbiamo ritenuto e riteniamo inopportuno discutere innanzitutto degli importi e andare a definire il mandato o i contenuti successivamente. In altre parole: prima si decide che cosa fare e dopo si decide sull’importo necessario per poter realizzare gli obbiettivi”.

Quindi una riduzione delle risorse a disposizione della RSI quale impatto avrebbe per il Conservatorio?

“Per un ente come il Conservatorio, attivo nella formazione di base e continua, nella ricerca e nella produzione musicale, la RSI è un partner importante. Una netta riduzione delle risorse dell’ente radiotelevisivo rischia non solo di affossare singoli progetti, ma anche di ostacolare riflessioni strategiche in un momento in cui le eccellenze musicali del territorio sono riunite nel progetto della Città della Musica. L’impatto principale lo riscontreremmo in maniera indiretta, segnatamente per le prevedibili difficoltà degli enti culturali nati all’interno o grazie alla RSI come l’Orchestra della Svizzera italiana, il Coro della RSI o i Barocchisti”.

Quali sono attualmente i progetti del Conservatorio che coinvolgono direttamente la RSI?

“Penso in particolare alla Stagione 900presente della Scuola universitaria di musica, una rassegna annuale di concerti di alto livello dedicati alla musica moderna e contemporanea, co-prodotta da Rete Due RSI da più di 25 anni. La RSI è poi un importante partner per la futura Città della Musica. Ma in verità, dato anche il suo ruolo storico, è coinvolta in maniera diretta o indiretta in numerosi progetti”.

Quali scenari prevede in caso di approvazione dell’iniziativa?

“La riduzione del canone a 300 CHF, decisa nel 2024, sta già avendo un impatto sulla SSR (e quindi anche sulla RSI), che ha dovuto approvare diverse misure di risparmio. Una riduzione a 200 CHF aumenterebbe l’impatto negativo in modo probabilmente esponenziale, anche se una previsione precisa, vista l’assenza di una componente programmatica, è difficile.
Direi che ci preoccupa innanzitutto l’impatto sui partner della Città della Musica, sia per la loro stessa sopravvivenza che per la sostenibilità dei futuri costi di gestione. La prevedibile contrazione del settore della produzione musicale della RSI (che riguarderà tutti i generi musicali) avrà inoltre conseguenze pesanti sull’attrattività del Ticino per i musicisti e causerà un impatto economico negativo che colpirà tutto il settore, compreso il Conservatorio. Su certi aspetti il CSI, con l’apertura della Città della Musica, potrebbe intervenire: per esempio mettendo a disposizione gli spazi di produzione e registrazione degli ex studi radio o occupandosi della formazione di nuovi tecnici del suono. Ma si tratterebbe – date le risorse molto limitate del CSI – di singoli “cerotti” di fronte a conseguenze negative molto ampie per tutto il mondo culturale.
Perciò il nostro auspicio è che l’iniziativa non abbia successo”.

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