Il 14 e 15 marzo 2026 si terranno (anche a Lugano) le selezioni Entrada del Concorso svizzero di Musica per la Gioventù, uno dei più importanti appuntamenti per i giovani talenti svizzeri. È un appuntamento atteso anche da diversi allievi del Conservatorio della Svizzera italiana, che ottengono spesso ottimi risultati. Nel 2025, dei 19 premi assegnati a ticinesi, 18 sono andati ad allieve e allievi del CSI, tra cui tutti i primi premi. Ma che cosa c’è dietro questi brillanti risultati? Ne abbiamo parlato con Redjan Teqja, docente di pianoforte del CSI, da anni impegnato a preparare allievi, che fanno incetta di premi.
Che cosa rappresenta il Concorso svizzero di Musica per la gioventù per i tuoi allievi?
“Il concorso è un importante biglietto da visita per i talenti della musica ed è riconosciuto da tutte le scuole universitarie in Svizzera. Ma non si può proporre a tutti, chi partecipa deve avere soprattutto il piacere di salire su un palco, ma anche il piacere dello studio quotidiano. È sicuramente un’occasione di crescita, i ragazzi e le ragazze mettono in campo ambizione, sogni. Quando poi ricevono davvero un premio, tutto quello che viene dopo è qualcosa di eccezionale, acquisiscono fiducia in se stessi e consapevolezza del proprio valore. Dal momento che si ottiene il riconoscimento di un pubblico di esperti e critici come quello del concorso, poi si affrontano gli altri impegni con un’altra consapevolezza”.
E dal punto di vista del docente?
“Vedere premiati i propri allievi da un’istituzione esterna alla propria scuola ha un valore importante: si riceve un feedback positivo da qualcuno che non è vicino a te, come può essere la famiglia o un collega. Sia per me come docente che per gli studenti, avere un riscontro esterno sulle proprie qualità è ancora più importante”.
Chi sono i ragazzi che partecipano, vogliono tutti fare i pianisti “da grandi” oppure lo fanno per mettersi alla prova ma senza per forza ambire a una carriera professionistica?
“Ci sono diversi profili, da quelli che già sanno di voler fare i musicisti, a quelli a cui piace moltissimo suonare ma non sanno ancora se sarà la loro strada. Per loro è quasi più facile perché affrontano il concorso con meno aspettative e pressione. C’è chi, grazie al risultato del concorso ha poi deciso di studiare musica. Il concorso spesso rappresenta un trampolino di lancio per avere le idee più chiare su una eventuale carriera professionistica. Ci sono allievi della Scuola di Musica che dopo aver ottenuto un premio scelgono di iscriversi al percorso Pre-College chi dal Pre-College ha ricevuto una conferma della sua scelta e prosegue in una Scuola universitaria. Sicuramente non è per tutti il concorso, ma è per quella fascia che sente qualcosa dentro e che poi spesso decide di fare della musica la propria vita”.
L’anno scorso ben 8 pianisti premiati erano tuoi allievi. Come avete lavorato per raggiungere questo risultato?
“Dato che in Ticino la scuola impegna i ragazzi fino al tardo pomeriggio, non resta molto tempo da dedicare ad altre attività, tra cui la musica. Quindi da anni organizzo giornate di studio durante le vacanze o i weekend, dedicate appunto agli allievi più promettenti e motivati. Questo aiuta a entrare in una logica di lavoro più professionale. Imparano soprattutto a studiare con pazienza, a ripetere quando sbagliano, a curare anche i dettagli. Quando poi si arriva a un certo livello di preparazione, allora bisogna imparare ad affrontare il palco.
Come si affronta il palco?
Il palco porta emozioni forti, emozioni che enfatizzano i colori e le dinamiche che proponiamo ma nello stesso tempo porta ansia e paure che possono frenare la nostra performance. Lo studio e l’analisi di come gestire le emozioni sul palco diventano fondamentali per una buona riuscita di una performance, per questo motivo il lavoro in tal senso deve avere tempi lunghi e grande attenzione nel calendario della preparazione.
Il palco non si affronta una volta o due: prima di un concorso nazionale lo si deve affrontare anche una decina di volte per arrivare pronti. E ogni perfomance viene registrata e analizzata, per individuare gli aspetti ancora da migliorare con lo studio individuale a casa e nella giornata di studio successiva. Il palco deve diventare un amico e bisogna lavorare per arrivare ad avere questo atteggiamento”.
E qual è secondo te il ruolo del Conservatorio come scuola, nell’ottenimento di questi risultati?
“La struttura della scuola è fondamentale, io non penso che avrei avuto gli stessi risultati se avessi lavorato in un’altra scuola. C’è tutta una struttura e un’organizzazione dietro le quinte che si vede meno ma è fondamentale. La Direzione del CSI è impegnata costantemente nella valorizzazione e nello sviluppo dei talenti, grazie anche alla collaborazione con i docenti della Scuola universitaria, poi il Conservatorio offre molte opportunità di esibirsi in eventi esterni, un’ottima palestra. Per esempio, una mia allieva ha suonato quest’anno davanti a più di mille persone alla cerimonia di Capodanno della Città di Lugano, un colpo d’occhio straordinario che porta emozioni enormi da gestire ed esprimere.
Poi c’è la struttura: ogni volta che organizzo le giornate di studio mi mettono a disposizione 8-9 aule contemporaneamente (un’aula per ogni partecipante!). Abbiamo inoltre a disposizione tre sale da concerto per saggi, esibizioni e simulazioni di concorso, in modo da abituarli ad affrontare il palco. C’è anche l’Ufficio di comunicazione del CSI, che promuove le nostre attività, motivando i nostri ragazzi e invogliando anche altri a seguire questa strada. Tutto questo contesto fa in modo che gli allievi si sentano seguiti, motivati e stimolati e raggiungano quindi risultati eccellenti. Senza una struttura così completa come quella del CSI non si raggiungerebbero questi livelli”.




