Dolori, intorpidimenti, formicolii che limitano o impediscono la pratica musicale. Circa la metà degli studenti universitari soffre di problematiche muscolo-scheletriche legate allo studio dello strumento. E i bambini? Sarebbero ancora di più, secondo alcuni studi. Ma i dati sono pochi e i programmi di prevenzione in Svizzera quasi inesistenti. Per contribuire a colmare questa lacuna sarà avviato quest’anno in Ticino il progetto HAPPY: HeAlthy Playing Practices for Young musicians. Ne spiega i dettagli Cinzia Cruder, ricercatrice al Laboratorio di ricerca in riabilitazione (2rLab) della SUPSI e alla Divisione Ricerca e Sviluppo del Conservatorio della Svizzera italiana, nonché coordinatrice del progetto insieme ad Antonio Amendola, responsabile comunicazione del Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale della SUPSI.

Come è nato il progetto HAPPY?
“Il progetto nasce da una problematica poco conosciuta: i disturbi muscolo-scheletrici legati alla pratica musicale nei bambini. Suonare uno strumento richiede già dalla prima infanzia diverse ore di pratica e posizioni spesso ergonomicamente sfavorevoli. Purtroppo non ci sono molti studi in Europa che riguardano i bambini, ci rifacciamo a studi effettuati in Australia, che evidenziano percentuali molto elevate di queste problematiche (fino al 60%). Numeri così alti rendono sicuramente necessaria un’azione di sensibilizzazione e prevenzione, per evitare abbandoni dello studio causati da disturbi e difficoltà a livello fisico. L’obiettivo del nostro progetto non è allarmare, ma diffondere conoscenza e stimolare la copartecipazione allo sviluppo di strategie per migliorare la situazione”.
Quindi HAPPY non è un progetto di ricerca ma piuttosto di sensibilizzazione e promozione.
“Sì e ha un approccio che possiamo definire pionieristico perché partecipativo: coinvolge diverse categorie di persone che lavoreranno insieme ai ricercatori, condividendo conoscenze ed esperienze. È infatti finanziato nell’ambito di Agorà, un programma del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS), che sostiene iniziative di comunicazione volte alla promozione del dialogo tra scienza e società. HAPPY si radica nel progetto RISMUS, già finanziato dal FNS – che ho portato avanti negli anni scorsi ed era incentrato sugli studenti universitari – ed è la naturale evoluzione di questo lavoro verso la comunicazione pubblica e una traduzione pratica di quei primi risultati”.
Chi sono le categorie di persone che coinvolgerete?
“Abbiamo individuato tre gruppi target principali, che raramente comunicano tra loro ma sono tutti e tre molto importanti per la salute dei giovani musicisti: gli insegnanti, spesso consapevoli delle proprie responsabilità ma privi di una formazione adeguata nell’ambito della salute; i genitori degli allievi, fondamentali per il riconoscimento precoce dei sintomi ma spesso disinformati sui possibili rischi legati alla pratica musicale. Poi i professionisti della salute, che sono poco informati sulle problematiche specifiche dei musicisti. Tante volte tra i docenti è diffusa la falsa credenza che il dolore sia una componente normale dello studio di uno strumento. In realtà non deve essere così. Invece fra i professionisti della salute il consiglio più facile è quello di smettere di suonare o di suonare meno per risolvere i disturbi. In realtà si può fare un lavoro di prevenzione per aiutare gli allievi a superare il problema senza smettere di suonare e senza conseguenze fisiche”.
Come si svolgerà concretamente il progetto?
“Il progetto è diviso in quattro fasi, inizierà il prossimo mese di maggio e durerà 30 mesi, quindi fino al 2028.
La prima fase servirà alla comprensione del contesto tramite sondaggi online. Lo scopo è mappare lacune, barriere conoscitive, pratiche quotidiane dei tre gruppi target, per capire da dove partire. Parallelamente, a partire dall’autunno, saranno avviati workshop introduttivi di co-design, per iniziare a progettare insieme e saranno lanciati gli HAPPY Diaries, diari digitali in cui genitori, insegnanti e professionisti della salute documenteranno le proprie esperienze e osservazioni, I dati raccolti serviranno come base per la fase successiva, che sarà il vero cuore del progetto.
La seconda fase sarà infatti dedicata alla creazione partecipativa degli HAPPY Toolkits, una serie di materiali e risorse che comprendono le esperienze dei diari, i risultati dei workshop, guide interattive, infografiche, protocolli di screening e di intervento per le varie casistiche, nonché una piattaforma digitale.
La terza sarà una fase di test del Toolkit in varie scuole di musica su tutto il territorio nazionale, mentre la quarta fase si concretizzerà in un evento al LAC, la Giornata della salute dei giovani musicisti, aperta ai partecipanti e al pubblico, che chiuderà il ciclo. Sarà presentato il Toolkit e sarà creata una rete di ambasciatori che diffonderanno buone pratiche nelle scuole di musica”.
Dove si svolgerà il progetto?
“Lavoreremo principalmente alla Scuola di Musica del CSI nelle sue diverse sedi, ma vorremmo coinvolgere anche altre scuole sul territorio ticinese. HAPPY Toolkit sarà in italiano nella prima fase e poi sarà tradotto in altre lingue (tedesco e francese) e testato in scuole di musica di altri cantoni per il pilotaggio nazionale”.
Una domanda personale per concludere: tu sei una musicista (flautista) di formazione. Come sei diventata una ricercatrice nel campo delle problematiche muscolo-scheletriche nei musicisti?
“In effetti questo interesse deriva da un’esperienza personale: quando studiavo alla Scuola universitaria ho avuto un problema fisico, che mi hanno fatto posticipare l’esame di diploma. Mi sono resa conto che non esisteva una prassi di presa a carico di queste problematiche e questo mi ha spinta ad approfondire il tema, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione”.
Un team multidisciplinare
Il team del progetto HAPPY si compone di ricercatori, consulenti e professionisti in vari ambiti, che affiancano i due responsabili Cinzia Cruder e Antonio Amendola:
Divisione Ricerca e Sviluppo del Conservatorio della Svizzera italiana: il professore Massimo Zicari coordina il progetto a livello istituzionale per il Conservatorio e insieme al ricercatore Paolo Paolantonio supervisiona i contenuti.
Dipartimento ambiente costruzioni e design (DACD) della SUPSI: Serena Cangiano, ricercatrice senior dell’Istituto di design guida la strategia di coinvolgimento coordinando gli aspetti di design dei materiali di comunicazione digitali. È affiancata da Ginevra Terenghi, ricercatrice postdoc, che supporterà la strategia di engagement, facilitando il dialogo fra i gruppi target.
Laura Bassi fisioterapista e illustratrice, si occuperà della strategia di comunicazione visiva e creerà le illustrazioni per i materiali del Toolkit.
Ci sono poi diversi consulenti: due esperte internazionali: Bronwen Ackermann, professoressa di fisioterapia all’Università di Sidney e Christine Guptill, professoressa di terapia occupazionale per i musicisti a Ottawa; due ricercatori del Laboratorio di ricerca in riabilitazione (2rLab) della SUPSI, Marco Barbero e Stefano Vercelli, entrambi fisioterapisti, che garantiranno supporto e consulenza a livello clinico e nel dialogo con professionisti della salute. Infine, il docente di percussioni alla Scuola di musica del CSI Luciano Zampar, impegnato in progetti di educazione musicale inclusiva, fornirà consulenza e supporterà i workshop.




