Fare musica insieme fa bene, favorisce l’inclusione, l’integrazione e il benessere personale. Questo concetto, provato scientificamente, ha un valore ancora più forte quando si applica a contesti particolarmente sensibili, come i centri d’accoglienza per minori non accompagnati. È in questo ambito che si concentra il progetto Grooving to Grow, nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di economia aziendale, sanità e sociale della SUPSI (Deass) e il Conservatorio della Svizzera italiana e che coinvolge la Croce Rossa Sezione Sottoceneri. Il progetto propone momenti di musica di insieme ai ragazzi richiedenti l’asilo ospitati nei centri, ma anche agli operatori che si prendono cura di loro, “due gruppi che affrontano sfide complesse in condizione di vulnerabilità. Le risorse educative professionali a disposizione sono infatti più ristrette rispetto ad altre realtà, nonostante i compiti educativi siano molto impegnativi” spiegano Paolo Paolantonio, ricercatore del CSI e responsabile musicale del progetto e Laura Bertini, docente-ricercatrice senior presso il Centro documentazione e ricerca sulle migrazioni SUPSI. Li abbiamo intervistati.
Quali sono gli obiettivi del progetto?
“Il progetto G2G – che si allinea agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU relativi alla promozione di salute e benessere, alla riduzione delle disuguaglianze e alla promozione di condizioni di lavoro sostenibili – intende contribuire a sviluppare relazioni significative all’interno delle comunità e a migliorare il benessere dei ragazzi e degli operatori attraverso attività di musica di gruppo. Consideriamo importante lavorare su questi obiettivi perché sia i minori che i professionisti sono esposti, per motivi diversi, a sovraccarichi emotivi, ansia, stress, isolamento e senso di impotenza. Chiaramente, con questi presupposti può risultare molto difficile instaurare e consolidare dimensioni quali fiducia, comprensione reciproca, collaborazione e rispetto delle esigenze dell’altro, che sono alla base della convivenza, dell’integrazione e di percorsi educativi di qualità”.
Chi sono le persone con cui vi confrontate?
Gli adolescenti provengono da nazioni e culture molto diverse (ad esempio Afganistan, Eritrea e Ucraina), con una netta prevalenza di ragazzi poiché la presenza di ragazze nei centri ticinesi è molto ridotta. La maggior parte raggiunge la Svizzera dopo viaggi lunghissimi, anche di diversi anni, che avvengono in condizioni di grande difficoltà e pericolo. Violenze a abusi, separazioni forzate, decessi di compagni di viaggio e altre situazioni traumatiche possono purtroppo far parte dei loro vissuti. Gli operatori sono professionisti qualificati sottoposti a carichi di lavoro molto sfidanti e a rischio di burnout, anche a causa di un contesto caratterizzato da continui cambiamenti.
Le attività musicali saranno ispirate ai principi della community music, che promuove l’inclusione sociale e l’integrazione attraverso il coinvolgimento con la musica: si possono fare esempi di progetti già svolti in questo ambito?
L’idea che la musica possa avere un impatto significativo sul benessere sociale è ormai sostenuta da numerose ricerche internazionali e il valore scientifico di questi studi è stato riconosciuto anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Questo campo si sta sviluppando anche nell’ambito della migrazione: in Svizzera sono stati avviati vari progetti, tra cui “Supporting Refugee Children in Switzerland: Child Rights and Protection in Swiss Asylum Shelters”, e tra i modelli di collaborazione internazionale incentrati sulla musica citiamo come esempio “Adjusting the pitch”, svolto tra Italia, Libano e Palestina. Per quanto riguarda il CSI, G2G si pone in linea di continuità con altri progetti indirizzati a comunità vulnerabili, come ad esempio anziani, persone con malattia di Parkinson, ragazzi con neurodivergenze o con disabilità psico-motorie congenite. Nel caso di G2G, il Dipartimento Lavoro Sociale del DEASS-SUPSI ha chiaramente un ruolo fondamentale e consente la collaborazione interdisciplinare con colleghe che hanno una vasta esperienza nell’ambito della migrazione e dell’integrazione.
Come si sviluppano concretamente le sessioni?
“Le sessioni si svolgono di sabato mattina, per 10 settimane, e durano 90 minuti. Tutti gli aspetti organizzativi vengono regolarmente definiti in coprogettazione con tutti gli attori coinvolti. Guidati dal nostro team di musicisti (Luca Bruno, Admir Doci, Liga Liedskalnina e Salvatore Tirone, tutti docenti o ex studenti del CSI) ragazzi e operatori esplorano canto, chitarra, pianoforte, batteria e altri strumenti a percussione. Le attività prevedono anche la composizione collettiva di canzoni creando testi multilingue e definendo insieme gli arrangiamenti. Ogni sessione si chiude con un momento in cui i brani vengono suonati insieme, mentre in apertura sono previste attività ritmiche per consolidare relazioni e senso di appartenenza. In ottica partecipativa, tutto questo può evolvere in base alle proposte e reazioni del gruppo, che determinerà anche i contenuti e le modalità della sessione celebrativa di fine programma”.
Come è strutturato e come si sviluppa il progetto?
*G2G è finanziato da Innosuisse attraverso un bando competitivo ed è reso possibile grazie alla collaborazione con la Croce Rossa Sezione del Sottoceneri, già partner del CSI in Music Park e in altri progetti svolti dalle colleghe del DEASS-SUPSI. Il progetto di ricerca, che durerà 28 mesi fino all’inizio del 2028, prevede lo svolgimento di tre programmi musicali. Il primo è in corso nel foyer di Claro e svolge la funzione di pilota, allo scopo di individuare le modalità più sostenibili ed efficaci dal punto di vista operativo, etico, educativo e scientifico. Gli altri due saranno svolti in altri centri di accoglienza della Croce Rossa Svizzera Sezione del Sottoceneri e ci consentiranno, oltre a coinvolgere un numero maggiore di minori e operatori, di consolidare le basi per garantire la replicabilità e la scalabilità di questo tipo di intervento*.
Si può già dire qualcosa sulle prime settimane della fase pilota? Come sono andate?
“Abbiamo trovato entusiasmo, interesse e apertura da parte dei ragazzi fin dalla nostra visita di conoscenza nel foyer, e questo è stato possibile grazie anche al lavoro preparatorio dello staff della Croce Rossa, che sta investendo molte risorse ed energie su G2G. Sessione dopo sessione stiamo osservando un “crescendo” in tante direzioni diverse, che hanno a che fare con coesione, manifestazioni di gioia, coinvolgimento, gratitudine, autostima, motivazione ed espressione di sé. Stiamo inoltre notando miglioramenti su aspetti musicali come ad esempio precisione ritmica e intonazione, e tutto questo riguarda sia i ragazzi che gli operatori”.
Quali risultati vi attendete dall’intero progetto?
“Ci auguriamo che questi segnali positivi verranno confermati dai dati che stiamo raccogliendo e pensiamo che condurre questa ricerca ci aiuterà a comprendere meglio in che modo la musica può avere effetti positivi nel contesto dei centri di accoglienza. Questo ci aiuterà a progettare interventi sempre più efficaci e sostenibili. G2G potrebbe inoltre costituire un primo importante passo per arricchire la formazione di musicisti e operatori e offrire spunti preziosi anche per allargare l’offerta di questo tipo di intervento ad altri gruppi vulnerabili, come ad esempio gli adulti con vissuto migratorio o gli adolescenti a rischio di isolamento a causa di dipendenze”.




